Domenico Esposito Mito – La città dei matti

Io credo che le persone bisogna conoscerle più da vicino
prima di descriverle in un certo modo. Bisogna conoscerle in
ogni ambiente, in ogni situazione, perché ognuno di noi cambia
atteggiamento in base al luogo, alla situazione o la gente in
mezzo a cui si trova o anche in base all’età e soprattutto in
base all’umore, così come i camaleonti cambiano colore in
base all’oggetto su cui si trovano. Non possiamo dire che una
persona è chiusa di carattere solo perché con noi non si apre, e
di conseguenza, proprio per il fatto che non si apre con noi,
mai potremo dire di conoscerla bene.
D’altronde, nessuno di noi conosce fino in fondo il suo
prossimo, neanche i migliori amici si conoscono bene tra di
loro. Neanche un genitore conosce bene il proprio figlio, e non
sa mai cosa esattamente gli frulla per la testa. Perché in fondo
nessuno di noi conosce bene neanche se stesso. Quindi se non
conosciamo bene noi stessi come pretendiamo di conoscere
bene gli altri?

Alessandro Baricco – Oceano mare

La guardò. Ma d’uno sguardo per cui guardare già è una parola troppo forte. Sguardo meraviglioso che è vedere senza chiedersi nulla, vedere e basta. Qualcosa come due cose che si toccano – gli occhi e l’immagine– uno sguardo che non prende ma riceve, nel silenzio più assoluto della mente, l’unico sguardo che davvero ci potrebbe salvare –

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vergine di qualsiasi domanda, ancora non sfregiato dal vizio del sapere – sola innocenza che potrebbe prevenire le ferite delle cose quando da fuori entrano nel cerchio del nostro sentire-vedere-sentire– perché sarebbe nulla di più che un meraviglioso stare davanti, noi e le cose, e negli occhi ricevere il mondo – ricevere – senza domande, perfino senza meraviglia – ricevere –solo– ricevere– negli occhi – il mondo.

Carlos Ruiz Zafón – Il principe della nebbia

L’età ti fa capire certe cose. Per esempio, adesso so che la vita di un uomo si divide fondamentalmente in tre periodi. Nel primo, uno non pensa neppure che invecchierà, né che il tempo passa, e che fin dal primo giorno, quando nasciamo, camminiamo verso un unico e identico fine. Passata la prima giovinezza, comincia il secondo periodo, nel quale uno si rende conto della fragilità della propria vita, e quello che in principio è una semplice inquietudine va crescendo nell’animo come un mare di dubbi e incertezze che ti accompagnano durante il resto dei tuoi giorni.

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Per ultimo, alla fine della vita, si apre il terzo periodo, quello dell’accettazione della realtà e, di conseguenza, quello della rassegnazione e della speranza. Lungo la mia vita ho conosciuto molte persone che sono rimaste agganciate a uno di questi stadi senza mai riuscire a superarli. È qualcosa di terribile… è un cammino che ognuno di noi deve imparare a percorrere da solo, pregando Dio di aiutarlo a non perdersi prima di arrivare alla fine. Se tutti fossimo capaci di comprendere all’inizio della nostra vita questa cosa, che sembra così semplice, buona parte delle miserie e delle pene di questo mondo scomparirebbero. Però, e questo è un incomprensibile paradosso, ci viene concessa questa grazia solo quando è troppo tardi.

Pablo Neruda – Tutta la notte

Tutta la notte ho dormito con te
vicino al mare nell’isola
eri selvaggia e dolce
tra il piacere e il sonno
tra il fuoco e l’accqua
Forse assai tardi i nostri sogni
si unirono nell’alto o
nel profondo
In alto come i rami che muove
uno stesso vento
in basso come rosse radici
che si toccano
Forse il tuo sogno
si separò dal mio
e per il mare oscuro
mi cercava come prima
come quando non esistevi
quando senza scorgerti
navigai al tuo fianco
e i tuoi cercavano ciò che ora
pane, vino, amore e collera
ti do a mani piene.
Perché tu sei la coppa che
attendeva i doni della mia vita.

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Ho dormito con te tutta la notte
mentre l’oscura terra gira
con vivi e con morti
e svegliandomi d’improvviso
in mezzo all’ombra
il mio braccio circondava
la tua cintura
ne la notte
ne il sonno
poterono separarci.
Ho dormito con te
e svegliandomi la tua bocca
uscita dal sonno
mi diede il sapore di terra
d’acqua marina
di alghe
del fondo della tua vita
e ricevetti il tuo bacio
bagnato dall’aurora
come se mi giungesse
dal mare che ci circonda.

IO UCCIDO – GIORGIO FALETTI

Nella vita ci sono cose che ti cerchi e altre che ti vengono a cercare. 
Non le hai scelte e nemmeno le vorresti, ma arrivano e dopo non sei più uguale. 
A quel punto le soluzioni sono due: o scappi cercando di lasciartele alle spalle o ti fermi e le affronti. 
Qualsiasi soluzione tu scelga ti cambia, e tu hai solo la possibilità di scegliere se in bene o in male. 

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Se decidi di affrontarle può darsi che la cosa ti faccia a pezzi, 
ma dopo avrai tutto il tempo e la forza per rimetterli insieme. 
Se scappi sarai in frantumi nello stesso modo ma il rimorso 
farà di te un uomo a pezzi per tutto il tempo che ti resta. 
E saranno pezzi ogni giorno più piccoli…

I diari di Kurt Cobain

C’è una piccola percentuale di popolazione nata con la capacità di vedere le ingiustizie. Sono persone che hanno la tendenza a sfidarle e a cercarne le ragioni in modi che verrebbero considerati anormali secondo gli standard dei loro oppressori. Hanno predisposizione e talento, nel senso che sanno sin da un età molto giovane di avere il dono di sfidare ciò che abitualmente ci si aspetta dal futuro. Questi ragazzi sono solitamente rompiscatole iperattivi, incontrollabili che non sanno mai quando dire basta perché sono talmente coinvolti in quello che vorrebbero dimostrare agli altri che finiscono sempre per offendere, senza volerlo, naturalmente. Ciò è bene.
Di solito attraversano l’infanzia pensando di essere speciali. In parte è istintivo e forse sono stati i genitori o gli insegnanti a dar loro l’idea di essere speciali. Forse sono inseriti in una classe di superdotati nella scuola elementare. Poi, per chissà quale motivo finiscono per modellarsi come persone consapevoli delle loro capacità che allo stesso tempo le capiscono. E tuttavia hanno un ego ingigantito dall’insistenza, da parte della società, sul fatto che coloro che sono dotati di un grande intuito vanno lodati e considerati di un livello superiore perché raggiungono il successo. Alla fine diventano adolescenti confusi e amareggiati che tendono a non vedere niente se non l’ingiustizia, perché a quel punto avranno avuto l’occasione di interagire con altri come loro che imparano dai loro antenati intelligenti e bohémien come loro.
La maggioranza che ha sempre dominato e che dominerà sempre sopra la minoranza solo per il fatto di essere in soprannumero non è nata con la capacità di intendere cosa sia l’ingiustizia. Queste persone includono il signor Rossi medio, netturbino o avvocato. Non è colpa loro perché mancano fisicamente di quel insieme speciale di cellule in più nel cervello che accolgono l’area della coscienza che si pone domande. Questo non è assolutamente un aspetto ereditario.
E non è colpa loro.
Non sono semplicemente esseri che hanno smarrito il giudizio.
Certo che questi estremi e livelli nella capacità di individuare la ingiustizie si diffondono a tutti i livelli. Queste persone si potrebbero paragonare e non descrivere come mentalmente ritardate. Sai, quelli che hanno quegli occhi tondi da mongoloide, e che però puoi vedere nei programmi televisivi di prima serata.
Tutte le altre cosiddette doti come ballare, cantare recitare, scolpire il legno o produrre arte sono soprattutto il culmine dell’esercizio compiuto per raggiungere la perfezione attraverso la pratica. Nessun vero talento è pienamente organico. Eppure i dotati, coloro che sono ovviamente superioni, hanno solo il controllo dei propri studi, ma un piccolo dono in più alla nascita, animato dalla passione. Un’energia innata, totalmente spirituale, inesplicabile, New Age del cazzo e cosmica che scoppia d’amore. E sì, costituiscono una percentuale ancor più piccola all’interno di una già esigua minoranza. E sono speciali! Non fidatevi dei sistematizzatori. Niente può essere valutato secondo una logica totale o la scienza. Nessuno è speciale abbastanza da avere risposte a tutto ciò.

Into the Wild – Nelle terre selvagge

C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo.
Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura.

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La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso…
Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un’esistenza non convenzionale.

Tiziano Terzani – Un indovino mi disse

Quel che mi è sempre piaciuto del buddhismo è la sua tolleranza, l’assenza del peccato, la mancanza di quel peso sordo che noi occidentali, invece, ci portiamo sempre dietro e che è in fondo la colla della nostra civiltà: il senso di colpa. Nei paesi buddhisti niente è mai terribilmente riprovevole, nessuno ti rinfaccia mai qualcosa, nessuno ti fa mai una predica o cerca di darti una lezione. Per questo sono paesi piacevolissimi e fanno sentire a loro agio tanti giovani viaggiatori occidentali, in cerca appunto di libertà.

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Il buddhismo ti lascia in pace, non ti chiede mai nulla, tanto meno di diventare buddhista. I monaci, fra i loro vari divieti – compreso quello, interessante, di non vantarsi dei progressi fatti in meditazione –, hanno anche quello di non insegnare la loro religione a chi non ne fa specifica domanda. Il buddhismo ti lascia sempre essere quello che vuoi. Dice di non ammazzare, ma tutti ammazzano. Gli assassini? Fatti loro. Saranno mal reincarnati! Nessuno cerca di far giustizia ora, qui. Anzi, quella, proprio no. non tocca a noi. Per questo la carità non è un dovere morale. Al contrario: aiutare i poveri impedisce loro di liberarsi del cattivo karma; prendersi cura di un lebbroso vuol dire impedirgli di riscattarsi con la sofferenza e rinascere meglio. La casa del vicino brucia? Avrà a che fare con la sua vita precedente!
Ancor più che una religione, il buddhismo è un modo di vivere; è un’interpretazione del mondo dal punto di vista di una società contadina che, essendo sempre vicina alla natura, deve spiegarsene l’assoluta crudeltà. Nella natura non c’è giustizia; non c’è mai resa dei conti. Allora perché volerla fra gli uomini che sono anche parte della natura?
Il buddhismo poi non ha aspirazioni di conquista, non è missionario, non è a caccia di anime. Vuoi essere buddhista? Prego. Affar tuo! Per questo anche la meditazione non l’hanno mai insegnata e non è certo un caso che il diffondersi del buddhismo oggi nel mondo – a parte il fenomeno tibetano – sia dovuto soprattutto ai convertiti occidentali che, non avendo perso il loro originario istinto di crociati, aprono ora centri per la diffusione di questa religione nei vari paesi.
Al fondo il buddhismo, se preso sul serio e portato alle sue estreme conseguenze, è la negazione della società civile e ovviamente del progresso. Se tutto è transitorio, se non si può sfuggire alla legge di causa ed effetto e l’unica salvezza è acquistare indifferenza dinanzi alla vita, è meditare per uscire dal terribile ciclo di nascita e morte, allora tutto è irrilevante, tutto è inutile, tutto dovrebbe fermarsi: una visione di grande pessimismo e con conseguenze nichilistiche.
Che società sarebbe quella in cui i membri applicassero fino alle loro ultime conseguenze queste idee? Una società veramente buddhista non potrebbe che essere immobile e inattiva.

I fratelli Karamazov – Fëdor Dostoevskij

La bellezza è una cosa terribile e paurosa. Paurosa, perchè è indefinibile, e definirla non si può, perchè Dio non ci ha dato che enigmi. Qui le due rive si uniscono, qui tutte le contraddizioni coesistono. Io, fratello, sono molto ignorante, ma ho pensato molto a queste cose. Quanti misteri!Troppi enigmi sulla terra opprimono l’uomo. Scioglili, se puoi, e torna salvo alla riva. La bellezza! Io non posso sopportare che un uomo, magari di cure nobilissimo e di mente elevata, cominci con l’ideale della Madonna e finisca con l’ideale di Sodoma. Ancora più terribile è quando uno ha già nel suo cuore l’ideale di Sodoma e tuttavia non rinnega nemmeno l’ideale della Madonna, anzi, il suo cuore brucia per questo ideale, e brucia davvero, sinceramente, come negli anni innocenti della giovinezza. No, l’animo umano è immenso, fin troppo, io lo rimpicciolirei. Chi lo sa con precisione che cos’è? Lo sa il diavolo, ecco! Quello che alla mente sembra un’infamia, per il cuore, invece è tutta bellezza. Ma c’è forse bellezza nell’ideale di Sodoma? Credimi, proprio nell’ideale di Sodoma la trova l’enorme maggioranza degli uomini! Lo conoscevi questo segreto, o no? La cosa paurosa è che la bellezza non solo è terribile, ma è anche un mistero. E’ qui che Satana lotta con Dio, e il loro campo di battaglia è il cuore degli uomini. Già, la lingua batte dove il dente duole.

"A un passo dal sogno" – L. Zanforlin, C. Sfondrini

L’amore è sintonia, è ridere insieme della stessa cosa, parlare nella stessa lingua, guardare con gli stessi occhi.
L’amore è fatto di presente, mai di ricordi.
Quando si inizia a pensare ai ricordi è il segnale che l’amore sta finendo.
Alla fine senza nemmeno accorgertene, ti rendi conto che è tornato l’autunno e che la persona amata non potrà più essere un vento di primavera, e allora ti struggi illudendoti che non sarà così, che tornerà tutto esattamente come prima.
E ci provi in ogni modo: tenti di fare le stesse cose di prima, peschi nella memoria i ricordi e cerchi di farli rivivere, ed è lì che sbagli, perchè la nave ormai è lontana, prosegue verso altri orizzonti.
Non ci si deve ostinare a voler tornare indietro. Se c’è una speranza che le cose si sistemino, una sola minima speranza, va cercata nel presente, non nel passato.

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