James Patterson – Max. Maximum Ride

Lo guardai furente: “Vattene. Non osare cercare di fermarmi.” Fu come ai vecchi tempi, quand’eravamo stati soliti lottare, cercando di sopraffarci a vicenda. Strinsi i pugni, pronta a stenderlo.
“Volevo soltanto dirti di essere prudente”, rispose Fang, prima di avvicinarsi di un passo e scostarmi qualche capello dagli occhi. “E… ti guarderò le spalle.”
Accennò con la testa alla camera dei siluri.
Oh, mio Dio… In quel momento mi travolse come un maremoto: era perfetto per me, come nessun altro mai lo sarebbe stato; era tutto quello che avrei mai potuto sperare, come amico, come ragazzo, forse anche molto di più.
Lui era lì per me. Non occorreva cercare.
Lo amavo davvero, davvero, con un tipo d’amore del tutto nuovo, che non avevo mai provato prima, e che in confronto rendeva sbiadito e vacuo ogni altro tipo di amore mai provato. Lo amavo con ogni cellula del mio corpo, con ogni pensiero della mia mente, con ogni penna delle mie ali, con ogni respiro dei miei polmoni e delle mie sacche d’aria.
Un vero peccato che mi accingessi ad affrontare una morte quasi certa.
Là, davanti a tutti, gli gettai le braccia al collo e lo baciai con forza sulla bocca. Per un attimo lui rimase sconcertato, poi mi avvolse con le sue braccia forti, stringendo con tanta forza che quasi faticai a respirare.

[…]

Gli occhi di ossidiana di Fang scintillavano fulgidi, e il suo viso stoico appariva meravigliato.
“Devo andare”, annunciai pacatamente.
Un sorrisino gli increspò le labbra. “Già… Sbrigati a tornare.”
Annuì.
Lui uscì dalla camera di equilibrio senza staccare lo sguardo da me, imprimendosi le mie fattezze nella memoria, mentre premeva il pulsante che la sigillava.

[…]

Ero spaventata.
Ero follemente, profondamente, incredibilmente, gioiosamente, terribilmente innamorata.

Niccolò Ammaniti – Io e te

Ecco la cosa che odiavo di più. Ballare. Ma quella sera invece ho ballato e mentre ballavo una sensazione nuova, di essere vivo, mi toglieva il fiato. Tra poche ore sarei uscito da quella cantina. E sarebbe stato di nuovo tutto uguale. Eppure sapevo che oltre quella porta c’era il mondo che mi aspettava e io potevo parlare con gli altri come fossi uno di loro. Decidere di fare le cose e farle. Potevo partire. Potevo andare in collegio. Potevo cambiare i mobili della mia stanza.

Nina Berberova – Il giunco mormorante

C’è una vita a tutti visibile, e ce n’è un’altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla.
Ognuno di noi ha la propria “no man’s land” in cui è totale padrone di se stesso. Ciò non significa affatto che, dal punto di vista dell’etica, una sia morale e l’altra immorale; l’una sia lecita l’altra illecita. Semplicemente l’uomo di tanto in tanto sfugge a qualsiasi controllo, vive nella libertà e nel mistero.

Jonathan Safran Foer – Molto forte, incredibilmente vicino

A me piace vedere le persone riunite, forse è sciocco, ma che dire, mi piace vedere la gente che si corre incontro, mi piacciono i baci e i pianti, amo l’impazienza, le storie che la bocca non riesce a raccontare abbastanza in fretta, le orecchie che non sono abbastanza grandi, gli occhi che non abbracciano tutto il cambiamento, mi piacciono gli abbracci, la ricomposizione, la fine della mancanza di qualcuno, mi siedo in disparte con un caffè e scrivo nel diario, controllo gli orari dei voli anche se ormai li conosco a memoria, osservo e scrivo, cerco di non ricordare la vita che non volevo perdere ma che ho perduto e devo ricordare, essere qui mi riempie di gioia il cuore anche se la gioia non è mia.

Le beatrici – Stefano Benni

Lui – Dove sono gli occhi tuoi neri,
e il profilo tuo da Dea,
mi consumo nell’idea,
di poterli riveder.

Lei – Sono azzurri ora i miei occhi,
poiché ho le lenti a contatto,
ed il naso l’ho rifatto,
deh riconoscimi o mio amor.

Lui – Piû non vedo la tua bocca
piccolo biocciolo di rosa
che baciavo voluttuosa.
E il tuo virginale seno
che tenevo in una mano
or mi sembra assai più grande
quattro volte crebbe almeno.

Lei – Oh mi turba quel ricordo
ma son io sempre la stessa
la mia bocca è un po’ più grossa
ed il seno mio trabocca.
Mi cambiò il silicone
ma non cambiò mai la mia passione.

[cantano] Oh, il nostro amor non invecchierà [mai
e insieme a lui non invecchieremo noi
anche se non so più chi sono
e non so più chi tu sei.

Lei – Il to cuore batte in petto,
del tuo ardore sento il suono
ma non riconosco il tocco
della tua virile mano.

Lui – Il mio cuore vecchio e stanco
subì un abile trapianto
e la mano non è mia
è sintetica, è una protesi.
Fu recisa in un duello
nel giardin di Fontainebleau
un chirurgo la riattaccò.

Lei – Oh destino sciagurato
così tanto ci ha cambiato.
Aspettando in speme e pianto
anch’io subii un trapianto
e cambiai tre volte sesso,
ma il mio amore per te è lo stesso.

Lui – Oh destino sciagurato
così tanto ci ha mutato.
Più nasconderlo non posso
ti dirò la verità.
Il tuo amore no, non sono
Il tuo amor morì soldato
ma una goccia del suo sangue
fu clonata ed io son nato
copia esatta e replicante
del tuo antico dolce amante.
E l’amor restò uguale
non respingermi anche se
io non son l’originale.

Lei – Questa verità segreta
il mio cuore indora e allieta
Neanch’io son la tua amata
ma una copia assai riuscita.
Lei la tisi consumò
io polmoni non ne ho.
O mio ben fai ciò che vuoi
con i materiali miei.
Il mio cuore tuo sarà
ai voleri tuoi mi arrendo
io ti giuro fedeltà
ecco il mio telecomando.

[insieme] il nostro amor non invecchierà mai
e insieme a lui non invecchieremo noi.

[lei inizia a perdere la voce, come se le si scaricasse la pila, come un disco a trentatré giri]

Lui – Mimì… Violetta [al pubblico] la pila non le lascia… che poche ore…

Lei – Amore… muoio… mi scarico… maledetti!
Povera vita mia,
ero ancora in garanzia.

Kahlil Gibran – Il Folle

Disse un filo d’erba a una foglia d’autunno: “Fai un tale rumore, cadendo! Disperdi tutti i miei sogni invernali”.
Disse, indignata, la foglia: “Tu, che sei nato in basso e in basso vivi! Piccola cosa stizzosa e senza suono! Tu non vivi nella regione più elevata dell’aria e non distingui la musica dei canti”.
Poi la foglia d’autunno giacque sulla terra e si addormentò. E quando si sveglio venne primavera si svegliò – ed era un filo d’erba.
E quando venne l’autunno e il sonno invernale fu sopra di lei, per tutta l’aria intorno, presero a cadere le foglie, brontolò tra sé: “Queste foglie d’autunno! Fanno un tale rumore! Disperdono tutti i miei sogni invernali”.

Nick Hornby – ALTA FEDELTA’

Certe volte mi sembra quasi che l’unico modo in cui un uomo puo’ valutare la propria umanità, il proprio grado di civiltà, sia quello di considerare le sue relazioni con le donne o, per meglio dire, con i suoi partner sessuali presenti o futuri. E’ abbastanza facile essere gentili con gli amici. Puoi offrirgli da bere, registrargli una cassetta, telefonargli per sentire se va tutto bene…ci sono un sacco di metodi veloci e indolori per fare di te un Buon Amico. Ma quando si tratta di donne, essere costantemente nobili è ben piu’ spinoso.
Un attimo vai avanti bene, pulisci la tazza del gabinetto ed esprimi i tuoi sentimenti e fai tutte le altre cose che un tipo moderno è tenuto a fare; l’attimo dopo sei pesante, fai il doppio gioco, dici un sacco di bugie e stai manipolando la migliore donna del mondo.
No. Non ci arrivo.

1984 – George Orwell

“Camminava lungo il corridoio dalle pareti bianche, e gli sembrava di camminare alla luce del sole, e aveva una guardia armata dietro le spalle. La pallottola attesa tanto a lungo stava entrandogli nel cervello. Guardò su, alla faccia enorme. Gli ci erano voluti quarant’anni per imparare che specie di sorriso era nascosto sotto quei baffi neri. Oh, che equivoco crudele, e inutile! Oh, quale indocile esilio volontario da quell’affettuoso seno! Due lacrime puzzolenti di gin gli sgocciolavano ai lati del naso. Ma ogni cosa era a posto, ora, tutto era definitivamente sistemato, la lotta era finita. Egli era riuscito vincitore su se medesimo. Amava il Grande Fratello.”

Undici minuti – Paulo Coelho

Io sono tre persone, a seconda di chi mi cerca. La “Ragazza Ingenua”, che guarda l’uomo con ammirazione e finge di essere impressionata dalla sue storie di potere e di gloria. La “Donna Fatale”, che attacca immediatamente coloro che si sentono insicuri e, cosi facendo, assume il controllo delle situazione, li mette a loro agio, dimodoché non debbano preoccuparsi d’altro. E, infine, la “Madre Comprensiva”, che si prende cura di chi ha bisogno di consigli e ascolta, mostrando di capire tutto – storie che entrano da un orecchio ed escono dall’altro. Quale delle tre vuole conoscere?

SHANTARAM – Gregory David Roberts

“…Il mantello del passato è fatto con il tessuto delle emozioni della nostra vita e cucito con i fili enigmatici del tempo. In genere non possiamo fare altro che avvolgercelo attorno alle spalle per trarne conforto, o trascinarcelo dietro mentre ci sforziamo di proseguire il nostro cammino.
Ma tutto ha una causa e un senso. Ogni vita, ogni amore, ogni azione, ogni emozione e pensiero hanno una ragione e un significato. E a volte riusciamo a vederli. A volte vediamo il passato con tale chiarezza, e le parti che lo compongono ci appaiono con tale limpidezza che ogni cucitura del tempo rivela il suo scopo, il messaggio che contiene. Nella vita di ognuno di noi – poco importa che sia vissuta nell’abbondanza o nella miseria- nulla porta più conoscenza del fallimento, e più chiarezza del dolore. E nella minuscola, preziosa saggezza che otteniamo, quei nemici temuti e odiati- dolore e fallimento- hanno diritto e ragione di esistere.”

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