Un viaggio chiamato vita – Banana Yoshimoto

La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive.

Steve Jobs

“Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro.
Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone.
Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare.

Tutto il resto è secondario.
Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita.

Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante.

Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi.
Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.”

Jonathan Coe – La casa del sonno

“So bene che è un luogo comune dire che i film sono come i sogni: una forma dell’inconscio collettivo,” — “riflettevo che mai nessuno ha portato alle estreme conseguenze quest’idea. Ci sono diversi tipi di sogni, no?E allo stesso modo, naturalmente, ci sono i film dell’orrore, che sono come gli incubi…” — “Poi ci sono i remake, le storie che vengono fatte e rifatte continuamente, e quelle corrispondono ai sogni ricorrenti…
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Ma quando un film si perde, quando non viene mai proiettato in pubblico, quando tutte le copie scompaiono e non esiste anima viva che l’abbia visto, quello è il più bel genere di sogno in assoluto. Perchè è il tipo di sogno che avrebbe potuto essere, proprio lui, il migliore che hai avuto in tutta la vita, solo che ti scivola via dalla mente nell’attimo stesso del risveglio, e pochi secondi dopo non ricordi più nulla.”

L’amore non guasta – Jonathan Coe

“Hai mai avuto l’impressione” disse Robin “di aver passato la vita a prendere costantemente decisioni sbagliate? O, peggio ancora, senza prendere mai nessuna decisione? a un certo punto ti rendi conto che ci sono stati periodi in cui avresti potuto riuscire… che so, ad aiutare qualcuno: ma non hai avuto il coraggio. O no?”[..]
“Oppure,sempre peggio, ti sei mai chiesto che senso abbia in assoluto, prendere delle decisioni, visto che il mondo è governato da maniaci e visto che ci troviamo tutti quanti in balia di interessi che sfuggono al nostro controllo,e non possiamo sapere in quale momento ci succederà qualcosa di tremendo tipo,che so io, una guerra?” [..]
“Ho l’impressione… si,che ho bisogno di andarmene e ricominciare tutto da capo. Ti viene mai questa sensazione?”

Memorie di una Geisha – Film

Una storia come la mia non andrebbe mai raccontata, perché il mio mondo è tanto proibito quanto fragile, senza i suoi misteri non può soppravvivere. Di certo non ero nata per una vita da geisha, come molte cose nella mia strana vita, ci fui trasportata dalla corrente. La prima volta che seppi che mia madre stava male, fu quando mio padre ributtò in mare i pesci, quella sera soffrimmo la fame, “per capire il vuoto”, Lui ci disse.
Mia madre diceva sempre che mia sorella Satsu era come il legno, radicata al terreno come un albero sakura. Ma a me diceva che ero come l’acqua, l’acqua si scava la strada attravverso la pietra, e quando è intrappolata, l’acqua si crea un nuovo varco. 

Banana Yoshimoto – H/H

“Tutti di solito sono convinti che le persone si separano perché una si è stancata dell’altra, per propria volontà o per volontà dell’altra persona. Ma non è così.
I periodi finiscono, come cambiano le stagioni. Semplicemente. È una cosa su cui la volontà individuale non ha nessun potere. Viceversa, si ha la possibilità, fino a quando verrà quel giorno, di godere di ogni momento. Noi, fino all’ultimo, vivemmo nella gioia.”

Fabio Volo – È una vita che ti aspetto

“La libertà faceva paura. Comunque sia, liberi o non liberi, noi in quel periodo giravamo solo su noi stessi. Sempre lì. Sembravamo dei bambini sulle giostre. Quando ero piccolo e andavo al mare, mi ricordo che mia nonna mi portava sempre alle giostre. Mi piacevano un casino. Facevo un giro sulla motoretta, poi sulla navicella che si alza, poi sul cavallo, sulla carrozza, sul furgoncino di pompieri, sul missile. Che bello quando salivo e partiva. Che brutto quando li dicevano “Adesso basta, andiamo a casa!”.
Quelle macchinine le avrei strappate, le avrei svitate, e portate via. Me le sarei portate a casa tanto mi piacevano. Immaginavo di poterle usare sulla strada come fossero vere. Che bello sognare.
[…] Giravo su quella giostra suonando, urlando e cercando di strappare il codino per vincere un giro gratis. Se ci riuscivo guardavo mia nonna con orgoglio e torcevo il collo per non perderla di vista, neppure un secondo. La mia faccia sorridente era come se gridasse: “Ehi…nonna…ho vinto…sono bravo, sei fiera del tuo supernipote?”
I ricordi su quella giostra sono una metafora perfetta della nostra vita in quel periodo. Eravamo anche noi su una giostra. Quella quando parte fai fatica a scendere. Ma lì non ci sono carrozze vere, macchine vere, astronavi vere. Vivevamo con l’unica ambizione di riuscire a strappare qualche codino per avere il nostro momento di gloria e un ennesimo giro sulla giostra. QUELLA GIOSTRA, PERÒ, NON È VITA, MA NE METTE IN SCENA LA PARODIA. La “parodia della vita”.
Mentre la vita, la vita vera, era giù. Più vicino di quanto potessi pensare. A un passo. Ma quel passo spettava a noi. Bisogna avere coraggio. Il coraggio di scendere. Il coraggio di fermare quell’esistenza. IL CORAGGIO DI ESSERE LIBERI. Ma scendere dalla giostra voleva dire fermarsi. E io, ad esempio, non ne ero capace. Dovevo essere sempre in movimento, sempre impegnato, sempre pieno di cose. Era una vita che scappavo, che correvo, che fuggivo dalle mie paure, da una continua malinconia, da una specie di depressione. Dal silenzio. Dalla solitudine. Avevo sempre bisogno di fare qualcosa. […]
[…] Anche in macchina dovevo sempre fare qualcosa, fumare, cantare. Insomma non riuscivo mai a stare fermo e in silenzio.
Comunque, il problema era che bisognava in qualche modo saltare giù da quella giostra, e il primo passo da fare era proprio non muoversi. Fermarsi.
Nessuno però voleva scendere finché tutti gli altri rimanevano. Infatti restavamo stupidamente all’ombra di noi stessi perché non potevamo sapere che, staccandoci dall’esistenza e cadendo nella vita, non ci saremmo sentiti più soli.

L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera

Oggi, ovviamente, il corpo non è più uno sconosciuto: sappiamo che ciò che batte nel petto è il cuore, e che il naso è l’estremità di un tubo che sporge dal corpo per portare ossigeno ai polmoni. il viso non è che un quadro di comando dove vanno a sfociare tutti i meccanismi del corpo: la digestione, la vista, l’udito, la respirazione, il pensiero.
Da quando l’uomo sa nominare ogni sua parte, il corpo lo preoccupa meno. Ormai sappiamo anche che l’anima non è che un’attività della materia grigia del cervello. La dualità di corpo e anima si è avviluppata in una terminologia scientifica e ne possiamo ridere allegramente come di un pregiudizio fuori moda.
Ma basta innamorarsi follemente e sentire il brontolio del proprio intestino, perché l’unità di corpo e anima, questa lirica illusione dell’età della scienza, svanisca di colpo.

Giulia Carcasi – Io sono di legno

C’è una storia che raccontano dalle mie parti, una storia adatta a quelli che inciampano.
“Puoi camminare guardandoti i piedi e allora, è raro, ma potrai inciampare lo stesso; di sicuro, perderai un tramonto che si spegne davanti a te, i disegni di uno stormo d’uccelli sulla tua testa. Oppure puoi camminare guardandoti attorno, quasi sicuramente inciamperai, però avrai raccolto i regali della terra.”

Il fu Mattia Pascal – Luigi Pirandello

“Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:
-Io mi chiamo Mattia Pascal.
-Grazie, caro. Questo lo so.
-E ti par poco?
Non pareva molto, per dir la verità, neanche a me. Ma ignoravo allora che cosa volesse dire il non sapere neppur questo, il non poter più rispondere, cioè, come prima, all’occorrenza:
-Io mi chiamo Mattia Pascal.”

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