Arthur Schopenhauer – L’arte

L’arte si deve necessariamente considerare come il grado più alto, come l’evoluzione più perfetta di quanto esiste; ci offre infatti essenzialmente la stessa cosa che il mondo visibile; ma più concentrata, più perfetta, con scelta e con riflessione: possiamo quindi, nel vero senso della parola, chiamarla il fiore della vita.

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Se il mondo come rappresentazione non è che volontà divenuta visibile, l’arte è precisamente tale visibilità resa più chiara; la camera oscura che abbraccia meglio e con una sola occhiata; è lo spettacolo nello spettacolo, la scena nella scena.

Paolo Crepet – Solitudini. Memorie di assenze

Viviamo uno strano paradosso: nessuno può dirsi solo, eppure tutti, in qualche misura, sentiamo, e temiamo di esserlo. Mai come oggi godiamo di un’incredibile abbondanza di strumenti per comunicare, eppure manchiamo dell’essenziale per dire e sentire.

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I mezzi di comunicazione di massa ci governano, modificano i nostri comportamenti, entrano nella nostra quotidianità alterandone regole ed equilibri secolari, eppure non possiamo fingere di non accorgerci di quanto la nostra affettività si sia così profondamente desertificata.

Wislawa Szymborska – Chiedo scusa

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.

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Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.

Kate Morton – Una lontana follia

Mi serviva solo un po’ di coraggio per affrontare le grigie e solitarie giornate che si allungavano all’infinito davanti a me.
Tutto sommato, non me la cavavo affatto male: solo ogni tanto mi concedevo di precipitare nel gorgo della malinconia.

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Quando capitava, cercavo di rifugiarmi in un angolino tranquillo – unicamente per abbandonarmi meglio alle mie fantasie.

Le persone estroverse vivono di più

Secondo una lunga indagine all’Albert Einstein college di Medicine di New York sarebbero state rivelate le personalità delle persone che possono vivere più a lungo. Gli estroversi sarebbero più portati a vivere 100 anni e oltre.

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La caratteristica propria dei centenari sarebbe infatti una forte apertura emotiva e intellettuale a ciò che li circonda. Secondo lo studio pubblicato su “Aging” i centenari non avrebbero quasi nessun sintomo di nevrosi.

Alexandre Dumas – Il conte di Montecristo

Non vi è né felicità né infelicità a questo mondo, è soltanto il paragone di uno stato ad un altro, ecco tutto. Quegli solo che ha provato l’estremo dolore è atto a gustare la suprema felicità.

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Bisognava aver bramato la morte, Maximillien, per sapere quale bene è vivere. Vivete dunque e siate felici, figli prediletti del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta l’umana saggezza sarà riposta in queste due parole: aspettare e sperare.

Marc Levy – Amici miei, miei amori

Siamo tutti soli, qui, a Parigi, o altrove.
Si può cercare di fuggire la solitudine, traslocare, fare di tutto per conoscere gente: non cambia nulla.
Alla fine della giornata, ognuno se ne torna a casetta sua.

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Coloro che vivono in coppia non si rendono conto della loro fortuna. Hanno dimenticato le serate davanti ad un vassoio, l’angoscia del fine settimana che arriva, la domenica a sperare che il telefono squilli. Siamo milioni così in tutte le capitali del mondo.
La sola buona notizia è che non c’è motivo di sentirsi tanto diversi dagli altri.

Ondine Khayat – Le stanze di lavanda

Fui invasa da una curiosa sensazione, come se la sua pelle fosse identica alla mia, come se formassimo un solo corpo. I nostri sguardi si incrociarono.

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Sentii che mi leggeva dentro con una tale chiarezza che mi sembrò di avere i suoi occhi incastonati nell’anima.

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