Virginia Woolf – Lettera di addio al marito

Tu mi hai dato la più grande felicità possibile.
Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. […] Voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita.
Sei stato infinitamente paziente con me.

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E incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della tua bontà.
Non posso continuare a rovinare la tua vita.
Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi.

Wislawa Szymborska – Chiedo scusa

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.

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Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.

Lettera di Abraham Lincoln all’insegnante di suo figlio

Caro maestro,
lei dovrà insegnare al mio ragazzo
che non tutti gli uomini sono giusti,
non tutti dicono la verità;
ma la prego di dirgli pure
che per ogni malvagio c’è un eroe,
per ogni egoista c’è un leader generoso.
Gli insegni, per favore,
che per ogni nemico ci sarà anche un amico
e che vale molto più una moneta guadagnata
con il lavoro che una moneta trovata.
Gli insegni a perdere,
ma anche a saper godere della vittoria,
lo allontani dall’invidia e gli faccia riconoscere l’allegria profonda di un sorriso silenzioso.

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Lo lasci meravigliare del contenuto dei suoi libri,
ma anche distrarsi con gli uccelli nel cielo,
i fiori nei campi, le colline e le valli.
Nel gioco con gli amici,
gli spieghi che è meglio una sconfitta onorevole
di una vergognosa vittoria,
gli insegni a credere in se stesso,
anche se si ritrova solo contro tutti.
Gli insegni ad essere gentile con i gentili
e duro con i duri
e a non accettare le cose
solamente perché le hanno accettate anche gli altri.
Gli insegni ad ascoltare tutti ma,
nel momento della verità, a decidere da solo.
Gli insegni a ridere quando è triste
e gli spieghi che qualche volta
anche i veri uomini piangono.
Gli insegni
ad ignorare le folle che chiedono sangue
e a combattere anche da solo contro tutti,
quando è convinto di aver ragione.
Lo tratti bene, ma non da bambino,
perché solo con il fuoco si tempera l’acciaio.
Gli faccia conoscere
il coraggio di essere impaziente
e la pazienza di essere coraggioso.
Gli trasmetta una fede sublime nel Creatore
ed anche in se stesso,
perché solo così può avere fiducia negli uomini.
So che le chiedo molto,
ma veda cosa può fare, caro maestro.

Serena Santorelli – Figlio

Ti costruirò mani di acciaio per scalare le montagne più dure.
Ti cucirò vestiti robusti che resistano ad ogni tempesta,
perché il tuo corpo non debba mai soccombere quando il vento soffia forte.
Donerò ai tuoi occhi la profondità e farò conoscere al tuo cuore
le meraviglie che ti abitano intorno.
Ti insegnerò a comprendere anche quando non c’è nulla da comprendere.
Non soltanto perché ti servirà ad essere più indulgente con gli altri,
ma perché ti aiuterà a farti meno male.
Ti dirò che solamente parlando si risolvono le crisi e che la violenza
può muovere esclusivamente nuova violenza.
Ti farò conoscere quanto sono importanti le parole
e tu imparerai a riempire di sostanza ogni tuo discorso.
Solo quando lo vorrai, ti concederai il lusso di dire delle sciocchezze.
Ben sapendo, però, che le stai dicendo.
Ti racconterò che non esiste solo il bene, ma che col bene
si costruiscono i legami più solidi.

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Fabbricherò un’armatura che ti protegga da ciò che ti procura dolore,
ma farò in modo che, anche tolta quella,
tu abbia tutti gli strumenti per non aver paura.
Resterò al tuo fianco ogni giorno.
Ma saranno giorni in cui fonderò le basi per la tua indipendenza,
poiché nel trovarti da solo, non dovrai mai sentirti perso.
Lascerò che sbagli e non ti darò le soluzioni neanche quando le conoscerò.

Ti insegnerò a capire che la tua serenità non può dipendere da fattori esterni,
perché soltanto in te esiste la chiave per essere sereno.
Ma ora vieni qua, amore.
Ora che ancora sei bambino e posso stringerti forte al cuore senza sentirmi sciocca.
Ora che la tua spensieratezza è soltanto mia e di nessuno più.
Ora che posso vederti correre e giocare tutto il tempo.
Ora che i tuoi sorrisi mi restituiscono il senso delle mie giornate.
Vieni, bambino mio.
Siediti sulle mie ginocchia e ascolta la favola che ti piace tanto.
Domani crescerai e ti mancheranno tempo e voglia di ascoltarla.
Ed io, che disperatamente vorrei fermare il mondo in questo istante,
ti prometto che saprò lasciarti scendere quando sarai stanco
e che non mi arrabbierò
se un giorno sulle mie ginocchia avrai pudore di salire.
Adesso, però, resta un po’ di più.

 

Eugenio Montale – La maschera

Chissà se un giorno butteremo le maschere
che portiamo sul volto senza saperlo.
Per questo è tanto difficile identificare
gli uomini che incontriamo.
Forse fra i tanti, fra i milioni c’è
quello in cui viso e maschera coincidono
e lui solo potrebbe dirci la parola
che attendiamo da sempre.

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Ma è probabile
che egli stesso non sappia il suo privilegio.
Chi l’ha saputo, se uno ne fu mai,
pagò il suo dono con balbuzie o peggio.
Non valeva la pena di trovarlo. Il suo nome
fu sempre impronunciabile per cause
non solo di fonetica. La scienza
ha ben altro da fare o da non fare.

Mara Bagatella – le donne difficili

Sono le donne difficili quelle che hanno più amore da dare…
ma non lo danno a chiunque.
Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire.
Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere.
Quelle che non si accontentano più.
Sono le donne difficili, quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente,
quelli buoni da quelli no.
Quelle che ti studiano bene, prima di aprirti il cuore.

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Quelle che e non si stancano mai di cercare qualcuno che valga la pena.
Quelle che vale la pena.
Sono le donne difficili quelle che sanno sentire il dolore degli altri.
Quelle con l’anima vicina alla pelle.
Quelle che vedono con mille occhi nascosti.
Quelle che sognano a colori.
Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro.
Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore,
danno sapore alla vita.

Eliomar Ribeiro de Souza – Donna

Nel tuo esserci l’incanto dell’essere,

La vita, tua storia,

segnata dal desiderio d’essere

semplicemente donna!

Nel tuo corpo ti porti,

come nessun altro,

il segreto della vita!

Nella tua storia

la macchia dell’indifferenza,

della discriminazione, dell’oppressione…

in te l’amore più bello,

la bellezza più trasparente,

l’affetto più puro

che mi fa uomo!

Paola Melone – Ti chiamo emozione

Ecco cosa sei,
ecco cosa ruba i miei giorni
e sottrae sogni alle mie notti.
Ecco cosa annulla
irreverente le mie difese,
e devasta le mie barricate,
lasciandomi incredula,
senza finzioni né maschere,
con l’anima pudicamente nuda,
adornata da un fresco tremore.
E non impugni armi,
non ti vesti di astuzia,
ma ti ammanti di sensazioni,
schegge di anima nell’anima,
spilli che penetrano
senza ferire.
Ecco cosa sei…
ti chiamo emozione.

Segreti nel cuore – Kahlil Gibran

Credere è una bella cosa, ma mettere in atto le cose in cui si crede è una prova di forza. Sono molti coloro che parlano come il fragore del mare, ma la loro vita è poco profonda e stagnante come una putrida palude. Sono molti coloro che levano il capo al di sopra delle cime delle montagne, ma il loro spirito rimane addormentato nell’oscurità delle caverne.

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