Virginia Woolf – Lettera di addio al marito

Tu mi hai dato la più grande felicità possibile.
Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. […] Voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita.
Sei stato infinitamente paziente con me.

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E incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della tua bontà.
Non posso continuare a rovinare la tua vita.
Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi.

Wislawa Szymborska – Chiedo scusa

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.

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Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.

Serena Santorelli – Figlio

Ti costruirò mani di acciaio per scalare le montagne più dure.
Ti cucirò vestiti robusti che resistano ad ogni tempesta,
perché il tuo corpo non debba mai soccombere quando il vento soffia forte.
Donerò ai tuoi occhi la profondità e farò conoscere al tuo cuore
le meraviglie che ti abitano intorno.
Ti insegnerò a comprendere anche quando non c’è nulla da comprendere.
Non soltanto perché ti servirà ad essere più indulgente con gli altri,
ma perché ti aiuterà a farti meno male.
Ti dirò che solamente parlando si risolvono le crisi e che la violenza
può muovere esclusivamente nuova violenza.
Ti farò conoscere quanto sono importanti le parole
e tu imparerai a riempire di sostanza ogni tuo discorso.
Solo quando lo vorrai, ti concederai il lusso di dire delle sciocchezze.
Ben sapendo, però, che le stai dicendo.
Ti racconterò che non esiste solo il bene, ma che col bene
si costruiscono i legami più solidi.

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Fabbricherò un’armatura che ti protegga da ciò che ti procura dolore,
ma farò in modo che, anche tolta quella,
tu abbia tutti gli strumenti per non aver paura.
Resterò al tuo fianco ogni giorno.
Ma saranno giorni in cui fonderò le basi per la tua indipendenza,
poiché nel trovarti da solo, non dovrai mai sentirti perso.
Lascerò che sbagli e non ti darò le soluzioni neanche quando le conoscerò.

Ti insegnerò a capire che la tua serenità non può dipendere da fattori esterni,
perché soltanto in te esiste la chiave per essere sereno.
Ma ora vieni qua, amore.
Ora che ancora sei bambino e posso stringerti forte al cuore senza sentirmi sciocca.
Ora che la tua spensieratezza è soltanto mia e di nessuno più.
Ora che posso vederti correre e giocare tutto il tempo.
Ora che i tuoi sorrisi mi restituiscono il senso delle mie giornate.
Vieni, bambino mio.
Siediti sulle mie ginocchia e ascolta la favola che ti piace tanto.
Domani crescerai e ti mancheranno tempo e voglia di ascoltarla.
Ed io, che disperatamente vorrei fermare il mondo in questo istante,
ti prometto che saprò lasciarti scendere quando sarai stanco
e che non mi arrabbierò
se un giorno sulle mie ginocchia avrai pudore di salire.
Adesso, però, resta un po’ di più.

 

Eugenio Montale – La maschera

Chissà se un giorno butteremo le maschere
che portiamo sul volto senza saperlo.
Per questo è tanto difficile identificare
gli uomini che incontriamo.
Forse fra i tanti, fra i milioni c’è
quello in cui viso e maschera coincidono
e lui solo potrebbe dirci la parola
che attendiamo da sempre.

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Ma è probabile
che egli stesso non sappia il suo privilegio.
Chi l’ha saputo, se uno ne fu mai,
pagò il suo dono con balbuzie o peggio.
Non valeva la pena di trovarlo. Il suo nome
fu sempre impronunciabile per cause
non solo di fonetica. La scienza
ha ben altro da fare o da non fare.

Mara Bagatella – le donne difficili

Sono le donne difficili quelle che hanno più amore da dare…
ma non lo danno a chiunque.
Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire.
Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere.
Quelle che non si accontentano più.
Sono le donne difficili, quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente,
quelli buoni da quelli no.
Quelle che ti studiano bene, prima di aprirti il cuore.

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Quelle che e non si stancano mai di cercare qualcuno che valga la pena.
Quelle che vale la pena.
Sono le donne difficili quelle che sanno sentire il dolore degli altri.
Quelle con l’anima vicina alla pelle.
Quelle che vedono con mille occhi nascosti.
Quelle che sognano a colori.
Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro.
Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore,
danno sapore alla vita.

Le ultime lettere di Jacopo Ortis – Ugo Foscolo

E verrà forse giorno che noi perdendo e le sostanze, e l’intelletto, e la voce, sarem fatti simili agli schiavi domestici degli antichi,o trafficati come i miseri Negri, e vedremo i nostri padroni schiudere le tombe e disseppellire, e disperdere al vento le ceneri di que’ grandi per annientarne le ignude memorie:poiché oggi i nostri fasti ci sono cagione di superbia,ma non eccitamento dell’antico letargo.
Così grido quand’io mi sento insuperbire nel petto il nome Italiano, e rivolgendomi intorno io cerco,né trovo più la mia patria.

Paola Melone – Ti chiamo emozione

Ecco cosa sei,
ecco cosa ruba i miei giorni
e sottrae sogni alle mie notti.
Ecco cosa annulla
irreverente le mie difese,
e devasta le mie barricate,
lasciandomi incredula,
senza finzioni né maschere,
con l’anima pudicamente nuda,
adornata da un fresco tremore.
E non impugni armi,
non ti vesti di astuzia,
ma ti ammanti di sensazioni,
schegge di anima nell’anima,
spilli che penetrano
senza ferire.
Ecco cosa sei…
ti chiamo emozione.

Pablo Neruda – Tutta la notte

Tutta la notte ho dormito con te
vicino al mare nell’isola
eri selvaggia e dolce
tra il piacere e il sonno
tra il fuoco e l’accqua
Forse assai tardi i nostri sogni
si unirono nell’alto o
nel profondo
In alto come i rami che muove
uno stesso vento
in basso come rosse radici
che si toccano
Forse il tuo sogno
si separò dal mio
e per il mare oscuro
mi cercava come prima
come quando non esistevi
quando senza scorgerti
navigai al tuo fianco
e i tuoi cercavano ciò che ora
pane, vino, amore e collera
ti do a mani piene.
Perché tu sei la coppa che
attendeva i doni della mia vita.

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Ho dormito con te tutta la notte
mentre l’oscura terra gira
con vivi e con morti
e svegliandomi d’improvviso
in mezzo all’ombra
il mio braccio circondava
la tua cintura
ne la notte
ne il sonno
poterono separarci.
Ho dormito con te
e svegliandomi la tua bocca
uscita dal sonno
mi diede il sapore di terra
d’acqua marina
di alghe
del fondo della tua vita
e ricevetti il tuo bacio
bagnato dall’aurora
come se mi giungesse
dal mare che ci circonda.

Prima di venire – Alda Merini

Prima di venire
Portami tre rose rosse
Prima di venire
Portami un grosso ditale
Perché devo ricucirmi il cuore
E portami una lunga pazienza
Grande come un telo d’amore
Prima di venire
Dai un calcio al muro di fronte
Perché li dentro c’è la spia
Che ha guardato in faccia il mio amore
Prima di venire
Socchiudi piano la porta
E se io sto piangendo

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Chiama i violini migliori
Prima di venire
Dimmi che sei già andato via
Perché io mi spaventerei
E prima di andare via
Smetti di salutarmi
Perché a lungo io non vivrei.

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