Tiziano Terzani – Un indovino mi disse

Quel che mi è sempre piaciuto del buddhismo è la sua tolleranza, l’assenza del peccato, la mancanza di quel peso sordo che noi occidentali, invece, ci portiamo sempre dietro e che è in fondo la colla della nostra civiltà: il senso di colpa. Nei paesi buddhisti niente è mai terribilmente riprovevole, nessuno ti rinfaccia mai qualcosa, nessuno ti fa mai una predica o cerca di darti una lezione. Per questo sono paesi piacevolissimi e fanno sentire a loro agio tanti giovani viaggiatori occidentali, in cerca appunto di libertà.

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Il buddhismo ti lascia in pace, non ti chiede mai nulla, tanto meno di diventare buddhista. I monaci, fra i loro vari divieti – compreso quello, interessante, di non vantarsi dei progressi fatti in meditazione –, hanno anche quello di non insegnare la loro religione a chi non ne fa specifica domanda. Il buddhismo ti lascia sempre essere quello che vuoi. Dice di non ammazzare, ma tutti ammazzano. Gli assassini? Fatti loro. Saranno mal reincarnati! Nessuno cerca di far giustizia ora, qui. Anzi, quella, proprio no. non tocca a noi. Per questo la carità non è un dovere morale. Al contrario: aiutare i poveri impedisce loro di liberarsi del cattivo karma; prendersi cura di un lebbroso vuol dire impedirgli di riscattarsi con la sofferenza e rinascere meglio. La casa del vicino brucia? Avrà a che fare con la sua vita precedente!
Ancor più che una religione, il buddhismo è un modo di vivere; è un’interpretazione del mondo dal punto di vista di una società contadina che, essendo sempre vicina alla natura, deve spiegarsene l’assoluta crudeltà. Nella natura non c’è giustizia; non c’è mai resa dei conti. Allora perché volerla fra gli uomini che sono anche parte della natura?
Il buddhismo poi non ha aspirazioni di conquista, non è missionario, non è a caccia di anime. Vuoi essere buddhista? Prego. Affar tuo! Per questo anche la meditazione non l’hanno mai insegnata e non è certo un caso che il diffondersi del buddhismo oggi nel mondo – a parte il fenomeno tibetano – sia dovuto soprattutto ai convertiti occidentali che, non avendo perso il loro originario istinto di crociati, aprono ora centri per la diffusione di questa religione nei vari paesi.
Al fondo il buddhismo, se preso sul serio e portato alle sue estreme conseguenze, è la negazione della società civile e ovviamente del progresso. Se tutto è transitorio, se non si può sfuggire alla legge di causa ed effetto e l’unica salvezza è acquistare indifferenza dinanzi alla vita, è meditare per uscire dal terribile ciclo di nascita e morte, allora tutto è irrilevante, tutto è inutile, tutto dovrebbe fermarsi: una visione di grande pessimismo e con conseguenze nichilistiche.
Che società sarebbe quella in cui i membri applicassero fino alle loro ultime conseguenze queste idee? Una società veramente buddhista non potrebbe che essere immobile e inattiva.

La fine è il mio inizio – Tiziano Terzani

E una delle cose a cui tengo moltissimo è che tu capisca che quello ho fatto io e non è unico. Io non sono un’eccezione. Io questa vita me la sono inventata, e mica cento anni fa, ieri l’altro. Ognuno la può fare, ci vuole solo coraggio, determinazione, e un senso di sé che non sia quello piccino della carriera e dei soldi; che sia il senso che sei parte di questa cosa meravigliosa che è tutta qui attorno a noi.
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Vorrei che il mio messaggio fosse un inno alla diversità, alla possibilità di essere quello che vuoi.
Allora, capito? E’ fattibile, fattibile per tutti.
Cosa è fattibile?
Fare una vita, una vita. Una vera vita, una vita in cui sei tu. Una vita in cui ti riconosci.
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