Vaccino Covid, quanti si riammalano? Lo studio

Sono stati effettuati alcuni studi sul vaccino Covid e i suoi effetti. Quanto protegge realmente dal virus? Scopriamolo insieme.

Ormai è quasi chiaro che l’efficacia del vaccino covid si dimostra sempre più consolidata. Uno studio effettuato presso l’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, ha cercato di fornire una risposta valida se ci si può riammalare di Coronavirus.

Vaccino Covid, quanti si riammalano dopo averlo fatto? Lo studio

Secondo lo studio, quasi tutti gli immunizzati è protetto da una eventuale reinfezione dopo il vaccino covid . L’assessore alla Sanità della Regione Lazio ha spiegato:

“Dal monitoraggio effettuato su oltre 3mila operatori tra i 18 e i 75 anni che hanno ricevuto il vaccino emerge che assistiamo a un crollo delle infezioni. Parliamo di percentuali altissime: il 90% dei vaccinati, anche rientrando in contatto con il virus, non si è più riammalato. Mentre la restante percentuale non ha avuto nessuna conseguenza di rilievo”.

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Un altro aspetto importante dello studio è che gli anticorpi durano: anche se diminuiscono nel tempo, continuano ad avere una specie di memoria del virus e rispondono in modo positivo.

“Questi dati sono fondamentali e importantissimi – evidenzia d’Amato – in questa campagna vaccinale che, come vediamo, funziona e sta dando ottimi risultati e la scienza lo dimostra”.

Un altro studio effettuato sul vaccino covid

È stato effettuato un altro studio sugli operatori Sanità in Italia e dimostra che la percentuale di protezione è ancora più alta. Lo studio è stato effettuato dal Servizio di Epidemiologia dell’Ulss 2 di Treviso insieme al Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss. Dimostra che vi è un’efficacia del 95% nel prevenire l’infezione, sia se è asintomatica che sintomatica.

Il direttore di Epidemiologia Mauro Ramigni, ha spiegato che l’analisi ha coinvolto 6.423 operatori nel periodo gennaio-marzo 2021. I risultati sono molto positivi, “anche se lo studio è stato condotto in un periodo nel quale l’incidenza della malattia era importante, e su una popolazione a particolare rischio di contatto con persone potenzialmente infettanti”.