Varianti Covid-19, un metro di distanza non basta più

Con le varianti Covid-19 cambiano anche le norme di sicurezza. Il dottor Corrado Spinella, direttore del Dipartimento di Scienze fisiche e Tecnologie della materia (Cnr-Dsftm), ha affermato che per proteggersi bisogna aumentare la distanza intrapersonale.

Con le varianti del Covid 1 metro di distanza non basta più, CNR: “Servono 40 cm in più”

Per proteggersi dalle varianti Covid-19 bisogna distanzarsi di 1,40 metri in base ad un algoritmo messo a punto dagli scienziati del CNR.

Ormai sappiamo tutti che il Sars-CoV-2 è un patogeno respiratorio che si trasmette soprattutto tramite le goccioline della saliva. Se sono grandi vengono definite “droplet”, se sono piccole “aerosol”.

Può capitare di espellere saliva quando tossiamo, cantiamo, starnutiamo, urliamo o semplicemente parliamo e respiriamo. Per evitare tutto questo, è necessario indossare le mascherine.

Queste formano una barriera fisica tra le alte vie respiratorie e l’ambiente esterno ma è ancora necessario mantenere la distanza fisica con gli altri.

In questo modo riduciamo notevolmente il rischio di entrare in contatto con le particelle virali. Nel nostro Paese la distanza minima da rispettare è di almeno 1 metro, negli Stati Uniti ad esempio, arriva addirittura a 1,8 metri.

Con le nuove varianti emergenti del Coronavirus, secondo i calcoli del Dipartimento di Scienze fisiche e Tecnologie della materia, bisogna aumentare la distanza.

L’annuncio del direttore Corrado Spinella

Il fisico e direttore del Dipartimento di Scienze fisiche e Tecnologie della materia (Cnr-Dsftm), ha affermato: “Le varianti del virus SARS-Cov-2 sono caratterizzate da un aumento della distanza di trasmissibilità del 40 percento. Prima, in media, dovevi essere lontano un metro dal positivo. Ora, se non vuoi essere contagiato, bisogna tenersi distanti 1,4 metri. È aumentata la distanza di trasmissibilità entro cui il virus rischia di infettare la persona sana. Un metro non è più sufficiente“.

Diversi studi condotti nel Regno Unito hanno dimostrato che la variante inglese ha una trasmissibilità tra il 30 e il 50 per cento in più rispetto alla variante principale emersa a Wuhan.

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