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Superare un lutto: quando piangiamo per gli altri, piangiamo per noi

Molti di noi già sanno quanto sia difficile superare un lutto. Eppure sappiate che piangere per gli altri significa piangere per noi

C’è qualcosa di più difficile al mondo che superare un lutto? Purtroppo, molti di voi lo sapranno bene che la risposta è no.

C’è lutto e lutto, eppure resterà sempre una delle cose più difficili da accettare, da superare. Oggi vogliamo provare a farvi vedere la questione del lutto sotto un’altra ottica.

Perché se accettare la morte è quasi impossibile, è allo stesso tempo la prima cosa da fare per riprendere la nostra vita in mano dopo una tragedia.

Superare un lutto accettando la morte: l’unica fonte di salvezza

Lo ripetiamo, per non creare equivoci, superare un lutto è sicuramente la cosa più difficile del mondo. Non siamo qui per sminuire il dolore che possiamo provare di fronte alla morte di una persona che amavamo, ma solo per cercare di guardare il tutto sotto un’ottica diversa.

Perdere qualcuno significa perdere tutto di lui. Significa sapere che non potremmo più vederlo, che non potremmo più toccarlo, che non potremmo più sentire la sua voce.

Significa prendere coscienza del fatto che la sua presenza non ci sarà più nella nostra vita. Ed il punto è proprio qui: la nostra vita. Nostra. Noi.

Questa frase dovrebbe farci riflettere un po’. Perché se ci pensiamo bene, piangere per la morte di qualcuno significa piangere per noi stessi.

Sappiamo che quella persona non vivrà più, non potrà più toccare niente, non potrà più vedere niente. Eppure noi piangiamo perché non potremmo più toccare lei, non potremmo più vedere lei.

E no, non c’è niente di sbagliato in questo, non c’è niente di egoista. E’ umano. Però capire questo concetto può aiutarci a capire che forse la prima cosa da fare è accettare la morte.

Accettarla come un destino inevitabile, ingiusto, certo, ma inevitabile. E lo sappiamo bene che non possiamo morire insieme alla persona che non c’è più.

Abbiamo il dovere di continuare la nostra vita. Abbiamo il diritto di soffrire, certo, ma poi abbiamo anche il dovere di riprenderci, di rialzarci. Per lei e, ovviamente, per noi.

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